Lettera alle madri

7 Gennaio 2019 0 Di Feliciano Banotti

                         lettera alle madri

 

Noi donne dobbiamo imparare molto sul nostro Corpo, perchè l’immagine sociale che ci viene attribuita dovrà dipendere d’ora in avanti dalla nostra fierezza di esser donne, difendendo la nostra fisicità dai ricatti prepotenti degli uomini che hanno svalutato e svalutano ancor oggi (vedi la pornografia televisiva) la nostra completezza corporea e così facendo ci falsificano per sfruttare le nostre energie.

Conoscere il Corpo cambia proprio il senso della vita. E’ splendido sapere, discutere insieme con altre donne, parlare con gli uomini della “bellezza” dei Corpi.   Del resto sappiamo che tutta la medicina antica è stata ideata dalle donne, così come la scienza dell’alimentazione, l’agricoltura, la musica, la danza, il canto, i colori ed i tessuti, la lavorazione dell’argilla, insomma tutta la sopravvivenza quotidiana positiva proviene da noi donne.     L’uomo è stato invece un crudele dominatore delle nostre famiglie.

La mancanza di una positiva integrazione degli uomini con le donne produce   mancanza di intelligenza e di sessualità. Infatti,   i ruoli sociali, il farsi sempre servire, riflettono la violenza che è uno squilibrio dell’immaginazione, una ignoranza culturale profonda; mentre limitazioni e credenze assurde determinano inconsciamente un sentimento di vergogna rispetto alla nostre esigenze emotive, tanto che il piacere orgasmico è stato relegato nel “mondo a luci rosse!”.   La rete dei miti maschili crea confusione perchè divide e allontana gli uomini da noi donne, invece di unirci felicemente.   Tanto è vero che per gran parte di noi è difficile parlare apertamente delle nostre sensazioni con i propri amanti o mariti: non riusciamo a liberarci dalla soffocazione fisica di antiche alterazioni.   Perciò dobbiamo uscire dall’isolamento doloroso, dai silenzi, dall’infelicità e dal dolore.

Esistono sollecitazioni femminili che gli uomini hanno rifiutato di accogliere, cancellandole persino nelle loro premesse affettive, tanto è vero che l’uomo attende all’erezione del pene come ad una cosa dai tempi celeri, da cui liberarsi in fretta, senza somatizzare ciò che succede nel nostro corpo, nello stesso modo in cui si comporta nella prostituzione.   Non dobbiamo ignorare che i nostri uomini ricorrono allo stupro nella prostituzione, dato che poi esportano quei comportamenti e quella mentalità anche nella coppia.   Dove credete che imparino a strafare ed a caricare il rapporto sessuale di patologie?

Perciò dobbiamo con grande attenzione capire dove il nostro corpo vuole portarci in una relazione. Da qui l’importanza attribuita alla Clitoride che è il nostro “orologio” emotivo ed agisce per selezionare le nostre percezioni. Anche quando noi mentalmente selezioniamo un partner perchè lo riteniamo corrispondente a certi canoni che abbiamo in mente, spesso la Clitoride reagisce rifiutando di registrare falsi contatti ed impedisce i processi ricettivi della vagina, soprattutto quando noi tentiamo di adattarci perchè prefiguriamo nella nostra mente un immaginario che coincide con altre cose, ma non con la nostra autenticità.   Quindi attente a come rispondiamo ai processi della fisicità, perchè sottomettersi significa subire rapporti sadici, cioè pornografici!

Sembrerebbe di parlare di un’archeologia delle vicende umane, ma noi donne siamo costrette a dichiarare – dopo millenni di maltrattamenti – che non giustifichiamo più la paura morbosa degli uomini verso la propria sessualità, da cui ha origine la carenza di affettività.   Imparare ad abbandonarsi all’altro è un grande regalo che facciamo a noi stesse/i.   Scoprirci complete nelle sensazioni e nelle nostre esigenze, ci permetterà di prendere energie sconosciute anche dai rapporti con gli uomini, nella vita matrimoniale ed anche in quella di “madre”.

Dobbiamo imparare l’una dall’altra che cosa significa per noi essere donne, valorizzare il nostro talento per superare la violenza e portare dei cambiamenti in tutte le società.   Perchè, al contrario, l’insicurezza, la vergogna e la paura ci disorientano e ci impediscono di vivere una vita completa e soddisfacente.

Se impariamo ad accettare il significato dei nostri desideri erotici, della nostra immaginazione e a difenderla sia per noi stesse che per le figlie – rifiutando tutti quei comportamenti con i quali ci hanno abituano a negare noi stesse – ci libereremo anche dalla distruttività degli uomini:   politicamente e socialmente pericolosa.   Perciò dobbiamo riprendere il controllo sulle nostre vite e su quelle delle nostre figlie; insegnando soprattutto ai nostri figli maschi (ai quali viene offerta soltanto una overdose di calcio e pornografia) di l’esperienza della sessualità e dell’affetto, che sono appunto le tendenze con le quali valorizziamo gli altri ma anche noi stessi.

 

Roma, 10 giugno I999                                                                                 Elvira Banotti