NASCITA DI RIVOLTA FEMMINILE

13 Gennaio 2019 0 Di Feliciano Banotti

Elvira BANOTTI

 

Poche sono state attrici di quell’evento eccezionale che è stato il Femminismo dal 1967 in avanti.

Alla fine degli anni 60 alcune di noi – amplificando una personale esperienza e pubblicando libri manifesti e documenti – hanno ideato ed espresso azioni che hanno modificato per sempre il corso della storia.

Nel mio caso io sono la fondatrice del p’r8imo gruppo italiano, quello di RIVOLTA FEMMINILE, che ha fatto lo scalpore di un’atomica. Nel 1967, rimasta incinta in un rapporto già compromesso ( credo che il mio partner avesse utilizzato la fecondazione per dominarmi) avevo deciso di abortire e fui costretta a subire un maltrattamento indescrivibile. L’aborto era ritenuto un delitto ed i medici praticavano l’interruzione della gravidanza clandestinamente, sottoponendo le donne ad una vera e propria condanna a morte. L’intervento senza anestesia su organi interni sensibilissimo quali la vagina e l’utero erano di una violenza terrificante.   Io parlavo in ogni luogo di quell’ obbrobio definendolo una corruzione degli uomini e tutte le amiche mi dicevano “attenta non parlarne a voce alta perché rischi l’arresto”. Decisi allora di raccogliere 100 racconti da donne che ne parlavano sommessamente solo con le amiche strettissime, mentre non ne parlavano con i diretti responsabili: i mariti gli amanti ed i medici: Quelle vicende sono pubblicate nel primo libro sull’argomento intitolato “la sffida femminile – Maternità ed aborto ” De Donato editore. Contiene anche una approfondita analisi storica sulle origini della violenza maschile. Fu pubblicato nel 1970.

Nel settembre 1969 la casa editrice annunciò la preparazione del libro ed il settimanale Annabella coraggiosamente mi intervistò dedicandomi la copertina. La libertà con cui parlavo dell’aborto e del diritto di ogni donna a decidere spinse altre giornaliste a parlarne in modo nuovo. Ricordo un articolo su Grazia scritto da Brunella Gasperini , deppositaria di un testamento della moglie di un deputato cattolico, il quale aveva impedito alla donna di abortire benmchè fosse vittima di un tumore all’utero. Appellandosi al diritto canonico che codificava “in caso di pericolo tra la madre e l’emrbione scegliere quest’ultimo”. Quell’uomo condannò la moglie ad una gestazione che prevedeva la propria morte; una decisione assassina che la Gasparini rese nota sciogliendo il vincolo del segreto contenuto nella lettera che consegnò al figlio al ventunesimo anno di età.

Intanto avevo riunito alcune delle donne che avevano partecipato al libro, e parlandone cominciarono a rivelarsi l’una all’altra.   La pittrice Carla Accardi ne era entusiasta e ne parlò con una sua amica, la critica d’arte Carla Lonzi, che stava lavorando ad un libro sui pittori contemporanei: lo testimonia nel libro “autoritratto” edito da De Donato.   Carla Lonzi, invitata dalla Accardi ad affrontare nell’intervista le difficili relazioni con gli uomini, dichiarava ” Io non voglio fare come Elvira che ha questa astiosità verso l’uomo” e Carla precisava “tu dici che se un tipo che ama molto assicurarsi una parte di felicità e che non ti piace l’atteggiamento di Elvira … ma io la mattina dopo mi alzo ed il problema donna-uomo c’è, è lì”.

In occasione del ritorno da un viaggio insieme con Carla Accardi a Napoli per una mostra di Pietro Consagra, Carla Lonzi mi disse che lei amava molto leggere Ignazio da Loyola, e che aveva molto amato la figura di Santa Teresa d’Avila. Io risposi che mi ero molto interessata alla lettura dei processi alle streghe e che mi riconoscevo nella loro autonomia. Lievitò un confronto clamoroso, tanto che a Caserta scendemmo dall’auto ed ognuno passeggio per un’ora per conto proprio nella Reggia per potersi rasserenare. Consagra ricorda l’episodio nel libro “vai pure” di Carla Lonzi. Piano piano Carla mi ospitò all’Elba mentre provvedevo alla correzione delle bozze del libro sull’aborto. Lesse alcune storie e la parte storica ed alla fine entrò a far parte del nostro gruppo e fu una presenza preziosa. Maternità aborto e sessualità furono gli argomenti delle prime discussioni che poi si allargarono in ogni direzione, fino a demolire i significati delle religioni e delle filosofie, individuati come veri prodotti di derivazione da stupri e prostituzione.   Tante donne che incuriosite venivano alle riunioni ma avveniva una spontanea forma di selezione.

Per esempio Ginevra Bompiani che appariva aperta e che fin dalle prime riunioni rifiutava l’uguaglianza con gli uomini dichiarando “io non voglio assomigliare ai mostri”, appena Carla  Lonzi ci chiese di immettere nel manifesto la frase “sputiamo su Hegel”, lei (dopo essersi consultata con il marito) nel corso di una riunione molto accanita, nel corso della quale a conferma del valore della frase di Carla il leggevo tra clamori e resistenze il capitolo di Hegel sul matrimonio, Ginevra abbandonò la sala dicendoci “voi siete solo delle donne ignoranti”.