STORIA DI ELVIRA BANOTTI

22 Marzo 2019 0 Di Feliciano Banotti

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 STORIA DI ELVIRA BANOTTI                          

 

Nasce ad Asmara il 17 luglio 1933, secondogenita di 3 fratelli e due sorelle.

L’eritrea era un territorio metropolitano italiano ove dopo il 1935 il fascismo ha dilagato.

Nella colonia ( prima dell’avvento del fascismo c’era una convivenza tra i veri coloni arrivati dopo il 900 e gli eritrei ( il nonno materno sposò una eritrea nel 1928) mentre, con i nuovi arrivi di coloni c’erano anche autentici rappresentanti delle squadracce fasciste o delinquenti che aproffittavano della situazione . Asmara in poco tempo, come tutti i nuovi insediamenti subì anche fra residenti, una buona consistente presenza di elementi prepotenti che sotto le vesti del fascio eseguivano prepotenze sia sui cittadini autoctoni che sui cittadini italiani .

Gli eritrei facevano una differenza fra i “ vecchi coloniali “ e “ quelli del 35 “.

Per queste vicende la famiglia Banotti nel 1937 si trasferì ad Adi Ugri , cittadina più tranquilla e vivibile.

Qui i genitori di Elvira poterono frequentare ambienti vari , compresa la villa del conte De Reggie , governatore della regione Seraè , di cui Adi Ugri era il capoluogo.

Malgrado ciò vi furono episodi di scontri tra Alessandro, padre di Elvira con miliziani ( uno disarcionato dal cavallo, un altro disarmato ). Fortuna volle che l’ambiente era piccolo e Alessandro Banotti era conosciuto per la sua mitezza per cui il comandante dei carabinieri lo rilasciava subito.

Elvira ha frequentato la scuola presso le suore insieme ai fratelli, Giovanni Battista , Silvia, Archimede.

Il tenore di vita della famiglia Banotti consentiva ai fratelli, che giocavano in una villa con un grande giardino con animali e numerose piante da frutta. Elvira e i suo fratelli andavano a scuola di pianoforte, da un insegnante soprano.

Elvira eccelleva fra i fratelli ed altri bambini ( la sua abilità l’ha mantenuta fino ai giorni nostri) ; eseguiva concerti con successo fino a 14 anni e poi si esibiva alla scuola cantorum..

Alla nascità del fratello Feliciano , Elvira espresse il desiderio sul nome trovato in un romanzo; la mamma accettò il nome perché il bisnonno per coincidenza si chiamava Feliciano.

Elvira continuò il suo affetto verso Feliciano negli anni fino ai giorni nostri ( c’e un biglietto di auguri di natali con scritto “ al fratello più ricco “ ( si riferiva al fatto che Feliciano ha tre figli ai quali Elvira era legata)

Nel 1948 la famiglia a causa dei terroristi dell’epoca , chiamati scifta, al soldo del governo inglese ( uccisero migliaia di coloni italiani, difesi anche dai cittadini eritrei) ha preferì trasferirsi di nuovo ad Asmara, luogo più difeso dai terroristi ; Alessandro sfuggì ad un imboscata tesagli nella propria azienda di legnami perché fu avvertito dagli abitantidel villaggio; l’azienda fu incendiata.

Ad Asmara, a causa della situazione economica generale la famiglia ebbe un brutto periodo ;Elvira fu costretta a smettere lo studio del pianoforte cominciò a lavorare ; lavorò presso una sarta (imparò così bene che organizzò sfilate di moda con propri modelli al circolo Juventus di Addis Abeba nel 1962/64) ; successivamente lavorò presso l’istituto Sierovaccinogeno di Asmara ed imparò la stenodattilografia ( era la più veloce e non aveva rivali ).

Nel 1952 Elvira partecipò e vinse un concorso presso il consolato generale d’Italia              ( ovviamente senza raccomandazioni ) ; In un ambiente piccolo le pressioni per l’assunzione di altre concorrenti erano fortissime ; in poco tempo Elvira imparò la legislazione e fece davvero gli interessi dei cittadini italiani occupandosi di pratiche di successioni riconoscimento di paternità ; si riportano le sue affermazioni tratto dal suo libricino una ragazza speciale : “ mi dedicai a trovare una soluzione giuridica per i figli considerati illegittimi perchè nati da madri etiopiche e padri italiani. Di questo fatto sono molto orgogliosa perché aprii una strada umana e sociale alla attribuzione dei cognomi a bambini squalificati da quella presunta grande cività occidentale che impediva il riconoscimento dei propri figli comunque nati “ .

Si può aggiungere che in quegli anni molti erano emigrati ed erano rimasti sia a causa della guerra o del dopoguerra dimenticandosi di mogli e figli in Italia.

Malgrado la giovane età ( 22 anni) il console generale dottor De Clementi, pur avendo nel consolato ad Asmara persone di carriera e navigati preferì inviare, nelle facenti funzioni di viceconsole a Massaua Elvira ; nella cittadina marina Elvira si occupò delle cose più svariate come inumazioni, pratiche di sbarco, passaporti, riconoscimenti.

All’arrivo del viceconsole tornò ad Asmara.

Ovviamente si occupò come membro del CUA ( circolo universitario di Asmara) di organizzare feste mascherate, rappresentazioni teatrali ; fece in modo di fare ascoltare alla platea musica operistica quali La Boheme, I Pagliacci, Rigoletto, consentendo agli ascoltatori di seguire le parole della rappresentazione ( sono rimasti i suo libretti dattiloscritti, ciclostilati ; a quel tempo non esisteva la fotocopiatrice)

Elvira, avendo interrotto gli studi per aiutare la famiglia riprese privatamente gli studi e dopo il diploma e si iscrisse alla facoltà di giurispudenza presso l’università Comboni di Asmara.

Elvirà e la famiglia a causa del suo modo di fare subirono il tentativo di ostracismo negli ambienti bene, ma continuò ; si impegnò nel tennis ma soprattutto nella pallacanestro diventando la campionessa del gruppo Asmara ; memorabili son stati i match con la squadra femminile del Kagnew Station (mogli del personale militare della base militare statunitense ).

Elvira chiese il trasferimento ad Addis Abeba ove continuò a lavorare facendo ovviamente gli interessi dei cittadini italiani scontrandosi spesso con il console sempre ammalato e l’ambasciatore, un nobile presuntuoso che le impedì l’accesso all’ambasciata quale funzionario, dirottandola al consolato di Addis Abeba ; Elvirà lo ripagò con le famose sfilate di moda al circolo Juventus di Addis Abeba invitando le mogli di ambasciatori dei maggiori paesi esteri ; il risultato era che Elvira riceveva inviti personali dalle ambasciatrici e l’ambasciatore Italiano se la ritrovava elegantissima con fogge uniche l’italiana di sangue misto sgradita al nobile l’ambasciatore .

El vira amava andare ai mercato indigeno ; i commercianti sapevano che faceva portare i tessuti dagli scaffali al banco ma che avrebbe comprato.

Rientrata in Italia ( dal teritorio d’oltremare) presso il ministero degli esteri fu distaccata all’ufficio studi, ove si occupava di eseguire lo stralcio dei giornali del giorno da esibire alla segreteria del ministro.

 

Feliciano Banotti