Il reato è nel pagamento

14 Maggio 2019 0 Di Feliciano Banotti

All’attenzione della  Commissione Giustizia  sulla Prostituzione

                      da:   Le Femministe de “La Città Sessuale”

                  Il   REATO è nel PAGAMENTO

Ci riferiamo al calendario della Camera che il 17 gennaio scorso ha aperto i lavori delle Commissioni sulla Prostituzione, un modello strutturale che informa di sé quasi tutte le collettività, deformando tutti gli ambiti del pensiero.   La prostituzione è il regime millenario del Sessaggio e del Servaggio che abolisce tutte le simmetrie giuridiche, e che tuttavia viene ancor oggi trattato come un fenomeno che riguarda il singolo “cliente” e la singola donna. La nostra Comunità deve essere totalmente intossicata per poter tollerare questo tipo di sadismo diffuso, innestatosi nei millenni lungo la linea di tutta una serie di fatti.   Il “cliente” è infatti un essere che vede ed intende il Corpo della donna in senso negativo e rappresenta “il giuoco del disgusto” (che è aberrazione definire piacere). Riduttività che è alla base di un pericoloso pregiudizio di massa che tende a far passare il concetto di prostituzione-volontaria;   artificiosa divulgazione del progetto teso a “declassare anatomicamente” le donne perché chiunque possa far loro ciò che vuole, riconfermando in tal modo tutta la strutturata “censura–rimozione” del Femminile che solo noi Femministe intendiamo invece contrastare.   Per noi nessuno deve subire l’umiliazione di prostituirsi, soprattutto se narcotizzato dal bisogno di denaro. Chi si prostituisce compie una sottomissione e d espone la propria “impotenza sociale”, mentre chi compra una persona soppianta e lede totalmente ogni altrui diritto.

Già il 17 luglio scorso l’allora Ministra Livia Turco aveva affrontato il problema come se fosse soltanto un fenomeno logistico da riorganizzare in cooperative. Fondendo sadismo e sessualità Turco alterava il profilo di un fenomeno delittuoso,   arrivando a considerare persino lecito l’abominevole “acquisto” di un Corpo,   tanto che voleva   legittimarlo nei self-service dello stupro   (peggiori persino degli Harem per gli imprevedibili assalti cui la donna è sottoposta Oggi Turco si è fatta nuovamente capofila di una proposta altrettanto inammissibile e più insidiosa della prostituzione stessa, perchè mentre è immersa in un discorso sulla brutalità e incornicia comportamenti criminosi di miliardi di maschi-malati-mentali – che poi rendono terroristiche le diverse società mondiali – costei devia poi pericolosamente definendo quei gesti d’odio “prestazioni sessuali”… forme della “sessualità” maschile ecc.”. Paradosso che deriva dalla simbiosi “violenza sessuale” erroneamente veicolata nel linguaggio e nella legislazione dalle nostre deputate nel corso dell’elaborazione penale dello stupro,   colpevoli appunto di quel salto illogico che ha compresso il significato di uno sconfinamento brutale e trasportato inaccettabili pregiudizi nella sessualità, rendendo labili i confini tra le due esperienze.   Ma se la violenza è sessuale perchè punirla?   Stupisce quindi   che – parlando di violenza – si legiferi enunciando la “violenza contro le donne” invece di sancire la “violenza degli uomini”.   Ma quando noi donne denunciamo lo stupro intendiamo restituire quella violenza all’uomo, dal quale quell’atto proviene, ed   è quindi grave non nominare l’autore del reato, al solo scopo di renderlo invisibile!

Chi qualifica quella millenaria ferocia come un lavoro per le donne è persona assolutamente pericolosa, peggiore di qualunque xenofobo! All’epoca affermai su Il Paese delle Donne che Livia Turco commetteva un “delitto di forma” perchè avallando il comportamento terribile degli stupratori di donne e bambine istituzionalizzava un fenomeno che mina le Comunità alle radici. Di recente una campagna di stampa definiva quegli arresti attuati dal Ministero degli Interni di donne prostituite “caccia ai nuovi schiavisti – maxi retata contro i ras della prostituzione” (La Repubblica) confermando il rovesciamento delle responsabilità dal cliente-schiavista ai suoi fiancheggiatori, ma soprattutto alle donne arrestate! Scriveva anche   che i “trafficanti di carne umana” stuprano le loro vittime per distruggerne le difese e costringerle alla prostituzione di sè ma non ha precisato che anche il cliente stupra?   Eppure la sua pericolosità sociale è più trucida della mafia stessa perchè quell’uomo imperversa attendendo il proprio turno in fila indiana, sapendo che numerosi altri uomini hanno già infierito su quella donna. Un essere ripugnante che conferma il suo decadimento estremo perchè con quattro soldi stende un velo di morte sull’essenza di un’altra persona,   costringendola a tenere sotto controllo le proprie reazioni, la repulsione l’autodifesa ed il rifiuto!   Esproprio di sè che rappresenta una violazione profonda della individualità.

L’insistenza sull’esigenza fisiologica degli uomini è in effetti una giustificazione fasulla, dato che legittimando la prostituzione si tende a conservare tutti i condizionamenti della storia della brutalità. Il “cliente” è un essere che si lega alla catena dell’eccitazione meccanica, per cui obbedisce a pulsioni che gli fanno vivere anche il proprio corpo in modo impersonale; un abbassamento quindi delle percezioni che attiva una serie di limiti che rendono inutile e irrilevante il movente, cioè la donna. Aberrazione testimoniata da secoli di episodi in cui l’uomo da un lato viveva una sintetica ridotta attività di relazione e dall’altro lato istituiva una lontananza abissale dal femminile. Siccome attraverso la sessualità si organizza la specie umana, chi continua a far passare la donna come prostituta indica che non ha capito quali siano le caratteristiche dei diritti fisico-sessuali e costituzionali da affermare e proteggere.

Le società che tollerano la prostituzione sono esse stesse colpevoli della deformazione dell’istinto che alimentano inclinazioni sessiste; si intensificano così emozioni intossicanti ed orientamenti castrativi. Il mantenimento dello schema prostitutorio rende “il fallo” il solo referente di un diritto arbitrario.   Perchè il Ministro della Sanità non predispone un’indagine socio-sanitaria sui danni prodotti dagli uomini nella prostituzione? Perchè il Ministero delle Finanze non sottopone ad accertamento induttivo la base imponibile di tutti gli uomini per presunta sottrazione costante di 10mila miliardi in pornografia ed altre migliaia in maltrattamenti di masse di donne? Perché non si aprono i servizi radio televisivi pubblici e privati ad un dibattito femminista sulla Sessualità? Queste sono azioni politiche che minano la brutalità della prostituzione invece di mascherarla in zone franche!

E’ evidente che il Sadismo non è stato ancora smascherato, tanto che viene definito “piacere” o per assurdo “amore a pagamento” quel percorso disumano e squalificante dell’uomo nello stupro, aggressione nella quale egli si esercita nelle peggiori manifestazioni e coltiva comportamenti spaventosi. La società va spiegata mediante una lettura completa indicando anche le leggi fisiologiche dei due sessi; quindi non si può parlare di prostituzione senza parlare di sessualità. Noi Femministe affermiamo che il coito non può assolutamente essere trasformato in un atto traumatico che annulla la donna, perchè in tal modo si capovolge e si inverte tutta la funzionalità biologica della specie umana. Il rapporto sessuale e soprattutto la penetrazione vaginale sono eventi tra i più importanti della fisiologia ed implicano nella donna l’assoluta presenza di emozioni positive e selettive che non sono rimuovibili. Chiunque le scavalchi compie una lesione profonda del corpo e della psiche: un crimine gravissimo!

DITTATURA DELLO STUPRO

La prostituzione è dittatura dello stupro e preordina un dissesto nell’esperienza della Specie e del senso delle Comunità.   Mi sembra pertanto importante operare a livelli più complessi ed ancora poco compresi, indispensabili però per acquisire la definizione di reato contro la persona, ancora generica se non si chiarisce che questo tipo di tortura è stata radicato in secoli di tradizioni che nei confronti dell’universo femminile e dell’infanzia sono andate ben oltre il controllo e la sottomissione.    Ancor oggi   l’aggressione di milioni di bambine/i nel turismo della crudeltà (e non sessuale),   una guerra civile ancora non ritenuta tale attuata contro la Thailandia, il Brasile ed altri paesi, i nostri uomini distruggono generazioni di persone che non potranno conservare un bagaglio biologico positivo, mentre insegna a generazioni di uomini l’estraneità e l’ottusità che vengono poi scagliate contro chiunque. In una recente trasmissione televisiva, una ragazza violentata dal proprio padre raccontando la rapina fisica subita diceva “era come se lasciassi il mio corpo, come se non fossi più io …” . Quindi, sopprimendo il riconoscimento delle donne l’uomo forma una propria corazza e tenderà a sgretolare anche i corpi dei bambini. I pedofobi ( non pedofili) minano la coscienza del mondo perchè il modello sadico non è ancora stato inquadrato nel codice penale e soprattutto nel pensiero delle mogli, amanti e fidanzate.

La prostituzione è infatti l’immagine della spietatezza e della nefandezza che deriva dal deserto emotivo di uomini ai quali vengono a mancare tutti i dinamismi affettivi   essenziali nell’esperienza di ciascuno. Chi vi ricorre è uno che odia e che in modo calcolato danneggia la fisicità di altri, facendo scempio della loro psiche.   Ne sono prova le centinaia di accoltellamenti inferti in alcuni assassinii recenti e nel rogo della piccola Graziella di Andria, che rappresentano il passaggio nella creazione di maschi che si abituano ad imporsi attraverso terrore e bisogno selvaggio di morte. A chi proclama che siccome esiste, la prostituzione va “coltivata” in zone specifiche rispondo che anche il furto è diffusissimo ma non è legittimato, anche la mafia, la corruzione, l’estorsione il maltrattamento esistono, ma sono da sempre stigmatizzati come lesivi. La prostituzione viene valutata con altri concetti perché si inscrive nel radicato regime della ginofobia!

Per questi motivi ancor oggi la prostituzione – sotto il profilo delle leggi – è considerata un “esercizio lecito” mentre di fatto il cliente impone una brutale manomissione di un corpo, attuando lo stupro che è un reato assoluto.     Una aggressione degna di un gangster,   il quale   dovrebbe essere arrestato e portato in un centro antiviolenza, perchè la persona prostituita subisce un annientamento della propria fisiologia, dato che la penetrazione vaginale implica di per sè l’assoluta presenza di emozioni e di dinamismi che non sono fisiologicamente rimuovibili, altrimenti si verificano lacerazioni nella psiche ed ulcerazioni dei tessuti genitali.   Lo stupro è infatti uno specifico delitto dell’uomo, non un reato contro la persona!

Chi impone il proprio corpo e arma la propria genitalità contro il significato di altri Corpi è certamente azionato da una psiche crudele, perciò i clienti (cioè quasi tutti gli uomini) riescono a trapassare e consumare le persone (anche i bambini) distruggendole.     Una mentalità bellicosa!

La prostituzione è un reato contro la persona

Se l’agire dello Stato falsifica la fattispecie del reato da punire e si riversa punitivamente solo sulle vittime della prostituzione, si ha un effetto doppiamente perverso perchè si bistrattano le vittime mentre si normalizza l’esercizio di un ulteriore disprezzo sociale verso tali donne. Un modo di operare delittuoso teso a non interrompere la catena organizzativa della distruzione di persone, tanto   che   finora i Ministri degli Interni hanno assunto la continuità del maltrattamento su chi era   già segnata da barbare azioni di nostri concittadini, contro i quali non si assumono iniziative. Perchè il reato è stato escluso proprio per il cliente?   Perchè non si è rilevato quale diritto della persona viene leso?   E perchè non si tiene conto dei danni gravi che i nostri concittadini hanno causato a quelle ragazze?   I Ministri degli Interni avrebbero dovuto prevedere progetti di tutela, di aiuti finanziari e logistici, ed anche una forma di risarcimento per gli abusi subiti.

Non sono ammesse azioni repressive verso chi è stato oggetto di violenze tacitamente autorizzate da una comunità che non ha mai individuato nella Prostituzione   un reato gravissimo! Occorre che la legislazione contempli sanzioni consistenti verso i veri attori della violenza, che sono coloro che sfruttano “personalmente” il corpo di quelle donne, esercitandosi nello stupro, abilmente eletto a “prestazione sessuale”. In quei comportamenti definiti “normali” si conferma che la donna non esiste per l’uomo;   osceno miraggio storico che però ha ricadute e sconfinamenti, perchè impedendo lo sviluppo sessuale degli uomini si altera la loro intelligenza   e si mina l’intera società.

Lo stupro si è radicato nei millenni attraverso il rapimento, l’acquisto di mogli-bambine, dando origine ad un odio specializzato (sistematizzato da leggi e religioni), e la prostituzione è quel sentiero tracciato dagli uomini che prepara la frattura violenta tra i due Sessi.   Lo stupro è stato infatti fruito in un’organizzazione carceraria che andava dagli “arresti domiciliari” delle mogli alle donne messe agli arresti domiciliari nelle case-chiuse ove lerano destinate ad assorbire il disprezzo degli uomini, il loro sadismo. Una catena di montaggio della sopraffazione che ha annientato le donne per secoli. La censura del Femminile ha rappresentato una violazione assoluta dei diritti personalissimi. Il donnicidio fisico e simbolico che sta alla base della struttura psichica dell’uomo ha come schema istitutivo l’annullamento dell’identità femminile, considerata quasi un “corpo estraneo” della comunità; da qui la tendenza centrifuga a spingerci ai confini dell’esperienza.

Ecco perchè è oggi importante che ci siano persone che rifiutano di vedere la prostituzione sotto-casa.   Non intendono assimilare quel tipo di maltrattamento.   Ma allora dobbiamo chiederci: perchè chi si oppone alla prostituzione sotto-casa inciampa soltanto sulla donna forzata a sottoporsi al maltrattamento sul marciapiede, mentre nessuno inciampa sul cliente dello stupro? Perché le donne non provano nessun malessere di fronte alle quelle scorribande maschili?   Perché diecimilioni di donne si liberano di mariti-clienti e fidanzati-clienti dello stupro scaricandoli su altre donne da brutalizzare liberamente?

Mariti, fidanzati, padri e fratelli devono essere al contrario da noi imputati di lesioni gravi, di corruzione e aggressione; non si tratta di attribuire loro pari responsabilità con il racket (come ha dichiarato l’On.le Violante) ma di ammettere che essi sono i fruitori dell’atto finale, e sono loro a sollecitare e rafforzare la catena delle grosse organizzazioni criminali.   La legge ha invece creato sociologicamente una serie di figure laterali incriminabili (lenocinio, organizzazione logistica e sfruttatori vari) senza mai individuare quella di chi tortura, di chi compie effettivamente l’abuso principale: così si punisce soltanto chi si organizza intorno alla pratica collettiva dello stupro. Al contrario, la delittuosità personale del “cliente dello stupro” lievita enormemente rispetto all’impianto mafioso, perchè egli è contestualmente promotore dei racket e attore di un’azione ostile e preordinata,   perchè si appropria di un altro corpo come di qualcosa di inanimato.   Ed il danno non può essere messo in discussione.

L’uomo è conscio di imporre una menomazione; dice “io ti posso comprare e per quel tanto di tempo sei in mano mia ed io ti invado”. Non vede affatto la donna, vuol solo umiliarla, coartarne la volontà per avere la sua sottomissione, la sua paura illimitata; ed è proprio di quello stato d’animo che egli gode! Quel bandito si compiace infatti di osservare gli effetti della sofferenza e della paura e metabolizza la propria maschilità in quella direzione     Questa propensione inquietante a radicare la prostituzione come “sessualità” causa comportamenti orrendi; ne sono prova i numerosi accoltellamenti di donne, eseguiti con furia che non ha eguali in altri delitti e che sono surrogati dello stupro. Non delitti “a sfondo sessuale”, ma   forme potenti di distruttività che diventano foriere di catastrofi inimmaginabili nelle relazioni.

MENTALITA’ ASSASSINA DI PROVENIENZA MASCHILE

Giudizi come violenza sessuale, congiunzione carnale, congresso carnale, atti di libidine o peggio ancora amore a pagamento evidenziano il permanere di enormi fraintendimenti e di una mentalità assassina di provenienza maschile, svalutativa della sofferenza del corpo.   Se si avesse una consapevolezza sessuale del corpo la prostituzione sarebbe analizzate in base ai comportamenti dell’uomo e non sulle motivazioni della “vittima”.   Ciò è avvenuto anche per lo stupro denunciato di recente da una adolescente di Muro Lucano (noto come sentenza sui Jeans) che è stato “liberalizzato” da magistrati affetti da una diffusa “sindrome” maschile: quella di voler sopprimere l’esperienza sessuale femminile.

Il marchese De Sade ha messo in luce l’euforia delle pulsioni crudeli negli uomini del suo tempo, evidenziando perfettamente per la prima volta nella storia i reali moduli psicologici dell’avversione per il Femminile; egli ci ha fornito una gigantografia della virilità ed illustrato nitidamente quali sono le sollecitazioni che presiedono alla tortura e allo stupro. Perchè non definire pertanto quelle violenze sadiche o fobiche e non sessuali. Un linguaggio che prescinde da qualsiasi aggiornamento diventa osceno perchè veicola metafore dense di segnali simbolici virulenti che lavorano in profondità ed apre le maglie ad una sorta di indulgenza.   Se per parlare di comportamenti delittuosi (prostituzione, violenze, sadismi e aggressione ai bambini) ci si richiama alle forze “sotterranee della sessualità” significa che non si è individuato il senso feroce di un delitto che – anche se attuato attraverso gli organi genitali –   non può mai essere definito sessuale.   E’ pur vero purtroppo che la parte genitale del nostro corpo è stata espropriata del suo straordinario significato, mentre essa è il timone che mantiene viva la nostra intelligenza sensitiva che non prescinde affatto dal riconoscimento e dalla valorizzazione della persona che alimenta il nostro desiderio. Quindi, solo chi declassa i genitali attiva rispecchiamenti tra violenza e sessualità.

Il reato è nel pagamento

I codici penali parlando oggi di “violenza privata” di minaccia, di estorsione non si riferiscono solo ai casi più gravi   ma si riferiscono anche ad una violenza solo tentata (ottenere un ingiusto profitto tramite violenza ) facendo ricadere in questa ipotesi anche la violenza morale che darebbe corso ad un profitto non conteggiabile e valutabile in denaro.   Diventa abuso di potere il denaro nella corruzione, quello mediante il quale si pretende la sottomissione incondizionata della persona (della sua psiche) ed anche il “servilismo” per fini diretti contro la propria individualità. Quante di queste ipotesi investono il cliente dello stupro?

Contrastare la tendenza sistematica a quegli atti di crudeltà che si perpetuano nella prostituzione rientra nei principi di difesa del Corpo che la legge deve tutelare.  Se la tutela ordinaria dell’incolumità personale deve essere attuata con norme incriminatrici – tra i capisaldi delle fattispecie – la legislazione deve inserire il denaro, che fino a questo momento ha mantenuto lo stupro agito nella prostituzione in un “porto franco”.     E’ imprescindibile dichiarare che “chiunque con violenza, minaccia, o mediante abuso di autorità o con il denaro costringe taluno a compiere o subire atti di sopraffazione sadici…” è colpevole di stupro premeditato. Il potere corruttore del denaro è più inquinante della minaccia o dell’inganno, perchè travalica il principio della soggettività, tanto è vero che sono state imposte delimitazioni precise per scindere il lavoro dallo sfruttamento del corpo. Quindi, per la sua gravità la violenza consumata per mezzo del denaro deve essere sanzionata con il doppio della pena infliutta nei casi di stupro accidentale,   perché   il primo si configura come stupro premeditato.

       Siccome il denaro serve a rendere inerte la volontà della donna, il principio doloso è inscritto nel “pagamento” attraverso il quale si manifesta la consapevole volontà di compiere un’azione finalizzata alla sopraffazione.   Azione esplicita di corruzione che abilita ad una grave estorsione di spazi fisici e psichici: una vera incursione contro la persona!

E’ lampante quindi che il reato che il codice penale deve punire deriva dal pagamento, atto lesivo già in sé perché istituisce una passività estrema che prepara la persona a subire un atto tanto intrusivo da comprime la dimensione personale.   Il pagamento è lo strumento che organizza un silenzio patteggiato su varii gradi di lesione. Diventa quindi imprescindibile mettere allo scoperto i significati reali di questa operazione con la quale si confina la donna nell’impotenza; pretendendo in quel contatto la sua innaturale passività la si punisce.   E’ evidente che con il denaro l’uomo “crea” una donna svuotata di senso proprio, una “natura morta di donna”. In nessun altro rapporto si inibisce così perentoriamente e così profondamente la persona e si impone la perdita totale della sua consapevolezza:   con il denaro si impone infatti la rimozione assoluta di sè!

Va chiarito infatti che lo stupro non consta soltanto nell’agire senza il consenso della donna, ma si concreta anche nel disconoscimento e nella conseguente cancellazione dei processi fisiologici di quel corpo. Spessissimo, anche nei percorsi amorosi si continua a perpetuare una sopraffazione attuata con penetrazioni forzose che purtroppo sono ancora parte dello “stupro sommerso”.   Nell’ultimo Congresso Internazionale di Sessuologia è stato affermato che il 75-80% di donne sono anorgasmiche; l’Orgasmo è invece il più importante processo fisiologico che organizza addirittura il sistema immunitario. E’ irrinunciabile anche perchè l’Orgasmo è il più alto sentimento della persona e costruisce l’identità individuale. L’anorgasmia è di fatto il risultato di un tipo di stupro non individuato come tale che determina nelle donne traumatizzazioni del sistema circolatorio, depressione, tumori e cerviciti, ma anche tumori della prostata nell’uomo. Questo maltrattamento è ancora fortemente ignorato dalle donne e quindi una infinità di abusi non vengono ancora portati nelle aule dei Tribunali; persino durante le separazioni   non si ricercano autentiche narrazioni sulla qualità delle sperienze sessuali vissute dalle parti in causa,   Purtroppo il Femminismo non ha ancora potuto raggiungere tutte le donne!

Ecco perchè l’incoscienza collettiva permette di tollerare lo stupro selvaggio agito   nella prostituzione, rafforzando nei violentatori la convinzione che l’aggressione finalizzata alla distruzione della fisicità femminile, agita attraverso il denaro, qualifica un tipo di virilità che regala la sensazione di appartenere ad un mondo “trasgressivo” socialmente molto apprezzato: lo hanno affermato e lo confermano   Fellini, Montanelli, Saviane, Bocca, Pier Paolo Pasolini, Enzo Forcella, Aldo Busi, Alberto Sordi, Lattuada, Albertazzi, Tinto Brass, Ugo Volli, Luciano Benetton e lo stilista Fiorucci, Vittorio Sgarbi, Fabrizio de Andrè, Giorgio Napolitano, Corrado Augias e Woody Allen è milioni di altri anonimi pericolosi.   Al contrario, nella prostituzione si attua il più arrogante fenomeno di espropriazione ed estorsione, e va contrastato facendo rientrare nella norma penale tutti quei mezzi coercitivi della volontà tramite i quali gli uomini pretendono “di imporre” una aggressione finalizzata all’umiliazione della donna.

Mi sorprendono anche le azioni dirette al sequestro dell’auto, mentre la fattispecie che deve essere delineata sul piano penale è lo stupro, cui nessuno si riferisce

Perchè mai in un delitto così grave viene criminalizzata la persona aggredita e non l’aggressore, e l’azione complice dello Stato fallista si totalizza soltanto con l’arresto dei soggetti passivi dell’aggressione? Fino ad ora il campo d’osservazione è ancora tutto spostato sull’addescamento e sullo sfruttamento della prostituzione, mentre al contrario quest’ultima rappresenta soltanto uno spostamento di piano per non focalizzare lo stupro.

 Carla Corso consulente dei Governi?

L’interruzione dei riflessi psichici e fisici che si sintetizza nella P. è infatti del tutto simile a quella vissuta in una situazione difensiva e nello stress: la vittima pensa “io non ti vedo e non ti sento purchè te ne vada via presto…”. Lo afferma Carla Corso (consulente prediletta dei partito DS) nel suo diario “Ritratto a tinte forti” descrivendo il proprio annientamento ne ignora gli effetti ed assume una spavalderia che è segno di estrema debolezza, di artefatta difesa.   Il quadro della sua vita è il ritratto di una donna totalmente vinta che non contiene particolareggiate descrizioni dello stupro ma è sufficiente ad evidenziare il “meccanismo del disgusto” che è aberrazione definire “piacere”. Vivendo quotidianamente la percezione del disgusto la Corso si è tramutata in femmina del consumatore, subendo una ablazione del cervello; ha sottratto il proprio corpo all’intelligenza fisiologica, lo ha reso afasico, ma continua a divulgare quella soggezione adottando un linguaggio che esalta semplicemente il suo disprezzo per gli uomini ed i vari stadi del degrado e della putrefazione dei rapporti cui si è candidata costantemente senza ribellarsi

La Corso sa di mettersi a disposizione di una violenza, sa che si tratta di stupro   e sa anche di avere di fronte uomini che la tortureranno! . Mi chiedo: di fronte al disgusto esplicito della persona “”aggredita” quale meccanismo terribile della mente fa arrivare quel maledetto all’orgasmo? Come fa quell’uomo a non sentirsi umiliato, perchè sicuramente di piacere non si può parlare.   Come fa a non vedere che la persona maltrattata soffre, come ci spiega la Corso? Quale processo psichico si manifesta in un tale mostro?   E chiaro quindi che allorchè l’uomo si giustifica dicendo “volevo fare l’amore”, sa di usare un’alibi pericoloso, perchè egli gode nel fare un’azione spregievole: gode nel misurare l’annientamento della   donna.

Gli effetti dello stupro si inscrivono profondamente nella coscienza delle donne tanto che Carla Corso – che si vive come essere inesistente –   sollecita come soluzione la sua legittimazione nella prostituzione.   Così l’uomo potrà continuare a squalificare la percezione dell’altra e la collettività continuerà ad allevare un essere sessualmente impotente, asociale per il quale anche qualunque altra violenza diventa possibile: chi è capace di “seviziare” la donna in quel modo lì è uno che tende ad uccidere.   Se nei centri-antiviolenza si indagasse sulle attitudini e sui comportamenti degli uomini violenti, si scoprirebbe che la reale matrice dell’esperienza che porta l’uomo a brutalizzare,   picchiare ed uccidere matura nella prostituzione!

Il transitivo prostituire deriva etimologicamente da prostrare, esporre a mal uso, avvilire, abbassare, tener fermo, prostrare, stendere al suolo, gettare per terra, abbattere, fiaccare; ed il riflessivo prostrarsi significa chiedere pietà.   Ma pur avendo la forma riflessiva (prostituirsi) non è un caso che invece di prostituentesi, la donna ridotta da altri alla schiavitù sia chiamata con il participio passato prostituta (un insulto) e non prostituentesi (da sè).   Gli antichi romani, più autentici nella loro trucido sessismo, applicavano alle donne il marchio della “licentia stupri” che sospendeva per loro ogni riconoscimento ed tutela umana. Ma nel 2000 noi Femministe vogliamo che sia istituito l’Albo dei Clienti per marchiare con quella stessa definizione di licentia stupri,   rendendoli finalmente visibili.

Purtroppo, l’omertà diffusa con l’utente dello stupro ha in questi anni abituato tutti (uomini e donne) a considerare la prostituzione un fenomeno tollerabile. La crudeltà spietata implicita nella prostituzione viene da loro liquidata sbrigativamente come faccenda che attiene soltanto all’immagine urbanistica della città! Perché predisporre azioni e leggi per dar corpo ad aggregazioni di persone svuotate di senso proprio e sollecitate ad adattarsi a qualsiasi uso, a qualsiasi scorribanda delirante di uomini-mostro? Noi ci chiediamo quale psicologia regoli il pensiero di deputate e giornaliste che diffondono il concetto di libera scelta   (pensiero sessista di Livia Turco e di Katia Bellillo, Vittoria Tola, Alessandra Mussolini, Roberta Tatafiore e Bucalossi ), mentre si tratta di un “silenzio patteggiato” che istituisce la passività di chi subisce assolutamente una lesione.   E’ evidente che queste deputate sono state abituate fin da bambine all’assassinio del Femminile e sono custodi di immagini antistoriche; rifiutano di assumere la fisiologia femminile come legge inamovibile dei corpi perchè riflettono la luce delle logiche maschili ed una speciale crudeltà sessista.

Sedimentando la prostituzione, le deputate riconfermano una avversione per le altre donne e soprattutto lasciano intendere che esse non si vedono come persone.   Altrimenti, perchè mai Ministre e deputate trovano affinità con Carla Corso e Pia Covre mentre chiudono le porte alle Femministe? Le due presunte Sindacaliste delle Lucciole sono diventate persone ridotte, commerciabili e le loro tesi invertono pericolosamente una violenza che ha già tolto loro il senso della propria totalità. Esse non posseggono più la chiave di lettura per visitare la vistosa negazione di sè, la propria sconfitta. L’assolutismo maschile ha alterato i processi del pensiero e nelle donne indebolito la percezione dell’abuso, tanto che arrivano a riaprire i self-service-dello-stupro per offrire protezione visibile ad un criminale reso invisibile!

 Viale dei Giornalisti 5 Lavinio (Roma )

-Tel-fax O6.9820920                                                                              Elvira Banotti

Ma la trasformazione del divenire umano non può radicare i traumi gravissimi dell’irrisolto problema della deprivazione del Femminile e quindi della Nascita, che devono ancora entrare in modo significante nelle varie immagini della politica e nella struttura stessa del pensiero.   Occorre quindi disinnescare quella “bomba della logica maschile” da cui sono scaturire innumerevoli ideologie criminose e perversioni sociali. Il segreto ancestrale della storia si innesta nella prostituzione del Femminile,   tuttora tollerata in tutte le comunità perché fa quadro con il regime dell’unilateralità sessista che si radica ancor oggi nella fantasia degli adolescenti maschi, plasmandola. Nessun pensiero politico qualifica la prostituzione come forma incancrenita di rappresaglia contro le donne, una persecuzione carica di elementi fobici, nella quale la “voglia” si trasforma in una pulsione dispregiativa, che recide il legame profondo con il corpo di ambedue gli attori.   Il “cliente” è un uomo che manifesta una deformazione profonda del pensiero: sceglie una donna che non deve esistere, cioè una vittima come nemico su cui sfogarsi.

Poco importa chi sia la vittima (bambine/i adolescenti o donne) perché essa evita all’uomo di sentirsi fuori ruolo o di rimettersi in discussione. I clienti sono degli esseri perversi e asociali che gettano sull’altra persona il seme della sua autodistruzione.   Per un altro verso, la stessa donna viene assuefatta fin dall’infanzia – attraverso atti immagini e simbolismi – alla svalutazione del Femminile, subendo pressioni per una profonda menomazione di sé.    L’orgasmomia delle donne (l’ASPER               rileva che l’80-85% di loro ne è colpita) è il sintomo di una perdita che produce inibizione di tutta l’attività psichica e fisica.

La prostituzione è un fenomeno universale che ha origine nello stravolgimento di senso della individualità femminile,   spinta con la violenza ed il ricatto in uno stato ei estraniazione dal corpo e dal sentire, Un annientamento totale che si proietta poi nella società, alimentando l’idea della sua immutabilità.   La prostituzione permette la soppressione della fisiologia dell’Altro, e su tale sopraffazione si innesta quel dinamismo che altera l’identità di tutti. Questa necessità di violentare corpi ed identità femminili è prova di un innalzamento del livello di violenza che camuffa le pretese maschili mentre contemporaneamente abitua i bambini a formare le prime idee sui rapporti tra i Sessi assistendo impotenti alla confusione dei rapporti tra uomini e donne.   Viene infatti loro trasmesso il messaggio della prostituzione come fatto “normale” tanto che tale assuefazione fa incamerare fin dall’infanzia l’alterazione della base primaria dei processi della conoscenza.

Giova infatti chiarire che lo scenario mondiale non è assestato sull’emarginazione di donne, bambini e giovani – così come si teorizza in tutte le visionarie corpose elaborazioni del Parlamento Europeo e delle Nazioni Unite – ma su forme di sopravvivenza ideate e sostenute dall’universo femminile, mentre gli uomini si sottraggono ai gesti vitali ed allo scambio dando corpo a raggruppamenti isolazionisti (che producono Stati segregazionisti). Il mondo intero vive e continua ad essere alimentato ed accudito da donne, ma di fatto ciò non viene riconosciuto. Occorre quindi ripartire da un punto preciso: i Governi nazionali non hanno interrotto quel tipo di sfruttamento e di violenza generalizzata, che si accompagna a sistemi di pensiero religiosi, scientifici e giuridici che praticano un vistoso spiazzamento del Femminile e del senso dell’infanzia, cioè della vita di ciascuno di noi che va dalla nascita alla morte. Un isolazionismo che si sintetizza in un rigido e perennemente conflittuale comportamento con cui si “invade” pericolosamente ogni spazio.

 Nota: E’ pur vero che le iniziative sessiste di Livia Turco (che si proclama femminista e cattolica: un vero paradosso!)   hanno origine nella privazione del proprio riconoscimento sperimentata in un Partito sessista che ha disabilitato la sua coscienza. E’ pur vero che gli attuali Partiti sono aggregazioni “squilibrate” non per l’impari numero di uomini e donne ma soprattutto perchè orientate a tenere saldamente in pugno una visionaria lettura dell’esistenza, tanto che le militanti cooptate vivono il proprio disagio mettendo in atto moderati tentativi di incerottamento dei varii gradi della loro sopraffazione, attraverso richieste di quote e di investimenti. Un arretramento aggravato dalla offerta governativa di parità che rende le Parlamentari corresponsabili di tutte le alterazioni causate da secolari dittature maschili. Uno schiacciamento che universalizza modelli arcaici di comportamento cui dovrebbero uniformarsi le Deputate stesse, le quali in tutti i “luoghi di donne” evidenziano l’impotenza dell’identificazione nella maschilità   che esse non riescono a contrastare con sani conflitti nelle sedi di appartenenza. Compagni, camerati e colleghi vengono infatti accusati di voler detenere arbitrariamente e quindi delittuosamente tutto lo spazio del presente, trasformando le donne in cassa di risonanza dell’archetipo prostitutorio (spazio nel quale l’uomo si rivolge alla donna al solo scopo di negarla, come accade nelle Pari Opportunità).