CITTADINANZA AI MINORI STRANIERI : PERSECUZIONE DEI NEONATI

17 Ottobre 2018 0 Di Feliciano Banotti

⁃ CITTADINANZA: ai minori stranieri è socialmente utile?

⁃ La suggestiva spinta di Giorgio Napolitano e di Gianfranco Fini sulla imposizione automatica della

cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia viene da loro esibita come espressione di un sentimento nobile

mentre è in sostanza promozione di una formula esteriore, ipocrita, che conferma la non coscienza del

profondo imprinting che la cittadinanza contiene per ogni essere umano. La mobilità o immigrazione è

regolata oggi da codici internazionali ed è quindi necessario ridefinire le componenti delle cittadinanze e gli

effetti causati da tradizioni spesso conflittuali. Considerato che i confini geografici sono modificati sia in

Europa che in altri territori, il grande fenomeno moderno definito di “mondializzazione” rappresenta

un’esperienza ancora tutta da definire considerando soprattutto che le grandi esigenze di mobilità gettano

le basi per nuove interpretazioni del diritto.

⁃ La cittadinanza non è l’applicazione di un’etichetta ma deriva dalle complesse relazioni familiari e

soprattutto da una profonda osmosi con la storia di un territorio. Questo il senso molto articolato dello ius

sanguinis che non è né può essere lo stesso sentimento che impregna lo ius soli, il quale rappresenta

invece una fase più o meno sofferta di trasformazione personale. Lo ius sanguinis è la proiezione di un

legame sessuale che si estende fino all’irraggiamento di un requisito politico al neonato. Una componente

assolutamente strutturale della famiglia, per contro l’imposizione dello ius soli apre di fatto distonie contrasti

all’interno del nucleo familiare e della parentela. Infatti la cittadinanza non è solo il mettere in moto

l’apparato dello Stato, praticare l’attribuzione-imposizione… assegnare un’etichetta per obbligare un

bambino a prove esteriori di lealtà. Quello è un gioco di irresponsabili non privo di rischi.

⁃ Il tentativo di Napolitano e Fini di aggiustare un differenziale demografico (apparentemente statico

perché non ingloba le nascite di bambini italiani all’estero) è un velleitario tentativo di gonfiare i dati

aritmetici della popolazione mediante una azione colonizzatrice su figli di immigrati. Arbitraria perché

ignora che l’adeguamento imposto (con decreto) ad un bambino non è una forma di gratificazione: è solo

una prepotenza. Per inciso, ricordo che lo ius sanguinis è fondamento della religione nelle popolazioni

islamiche che vincola il comportamento e non è individualmente modificabile, pena la svaria. Come si può

pensare di imporre al neonato (di coppia islamica) un requisito che stravolgerebbe la sua identità morale e

religiosa?

⁃ La vita del bambino è infatti sempre permeata da altri significanti che vengono assimilati nella lunga

esperienza pregressa (nascita e sviluppo che durano fino all’età di sei anni) all’interno di un nucleo

familiare che rappresenta il suo sostanziale universo emotivo, cioè il primo fondamentale “laboratorio”

psichico individuale, lo “spazio” dell’appartenenza alla propria madre e al proprio padre che manterrà

anche tendenze e sfumature della loro terra di origine non solo nel linguaggio ma in tutte le manifestazioni.

⁃ Elementi che coloreranno la struttura psicologica del bambino il quale vivrà per anni nella propria casa e

nella propria famiglia fino al raggiungimento dell’autonomia economica. Non credete che l’imposizione

per decreto di una qualsiasi cittadinanza possa rappresentare un dissesto interiore perché si chiede al

bambino di accettare nel tempo una frattura dell’identità tra sé ed i genitori, di rinnegare le loro

caratteristiche culturali; ma anche di configgere con le attitudini di sorelle e fratelli “nati altrove”? Perché

chiedere al bambino processi di simulazione di intima trasformazione delle abitudini, di scissione della sua

individualità? La sua diventa un’esistenza governata dalla sorveglianza reciproca di uno Stato che intende

forzare la sua progressiva identificazione con “il ruolo di cittadino”.

⁃ La cittadinanza imposta sul neonato è di fatto un tentativo di innestare in lui intendimenti estranei, quasi

una forma di asilo politico perché gli si chiederà in futuro un costante allineamento… un’adesione che

potrebbe creare in lui uno stato paludoso. Il bambino, all’età di tre o sei anni, verrà messo di fronte ad una

frattura perché gli si chiederà di respingere senza appello l’appartenenza all’identità dei genitori che sono la

sua fonte reale di sicurezza (e per anni saranno anche il suo più radicato legame) per approdare ad una

progettazione astratta (l’insegnante e la scuola importanti ma provvisori) che lo costringe ad assimilare un

sistema di idee spesso soffuso di equivoci e schiavo di schemi inaccettabili rimasti ancorati a “memorie

perverse” che ancor oggi rimuovono le vicende del mondo femminile e sdoppiano la realtà umana. Un

profilo che noi femministe stiamo tentando di smascherare ma che viene mantenuto acriticamente nei

programmi scolastici ed universitari.

⁃ Pertanto la cittadinanza non può derivare solo da un concentrato di pillole scolastiche e non può

diventare per il bambino il corrispettivo di una “visione italiana” del mondo, che anzi potrebbe essere

vissuta come il marchio di una forzatura che lo costringe costantemente a liberarsi della sostanza

psicologica ed emotiva della propria famiglia o parentela, facendolo sentire tra loro o un estraneo o un

privilegiato circondato da “diversi”, perché privati di un’unica identità. Forse diventerà un cittadino

“convertito” dalla violenza di una legge che gli ha imposto una disciplina intellettiva che lo costringe ad

appropriarsi di categorie e comportamenti appresi per travaso scolastico. Ma una tale sperimentazione

adottata su di un bambino rappresenta il disfacimento del significato reale di cittadinanza dato che inscrive

un’ipoteca su di un essere appena nato che non può scegliere. Ogni bambino deve invece poter trovare in

sé il proprio terreno di appartenenza e non quello di essere costretto a diventare cittadino di un paese che

gli potrà offrire un’apparente tranquillità ma che in effetti lo ha usato per suoi illegittimi fini (il mantenimento

di una economia di sfruttamento tesa ad assicurare lauti pagamenti di future pensioni agli “eletti”).

Quel bambino si sentirà un immigrato nell’anima perché si e cercato di strappargli la dimensione

assorbita nei primi sei anni di vita, i suoi connotati familiari tra i quali il senso religioso che andrebbe posto

al centro del piatto della bilancia. Chi potrà credere che quei bambini che faranno parte di future

generazioni saranno immuni da pericolosi sdoppiamenti? Questo è un dubbio che non può trovare

risposte nella torbida ipotesi della “integrazione” considerato che l’islamismo è l’animismo sono dei grandi

focolari di impulsi irrazionali che proietteranno i loro nocivi effetti soprattutto sul mondo femminile italiano il

quale dovrà riarmarsi per neutralizzare il veleno che potrà irrorarsi in quelle geometrie sociali nelle quali

islamici animisti cristiani integralisti praticano ancora contro le donne ( (si prenda atto delle controversie sui

figli tra uomini islamici e donne italiane o si tenga conto alle mutilazioni genitali pretese dagli uomini e fatte

praticare anche in Italia).

⁃ L’islamismo è per molti uomini – provenienti dal medio ed estremo oriente – “patria e cittadinanza”

religione e Stato, tanto che la teoria dell’amore e del matrimonio sono ancora sintesi di dispotismo

maschile, violenza che fermenta nell’assurdo vivere che isola gli uomini tra loro rendendoli squilibrati;

un’alterazione che viene poi diretta verso le donne. Ma anche l’educazione scolastica nostrana sarà

travaso di superstizioni non rischiarate dalla liberatoria parola delle donne (le quali vivono quotidianamente

disagi e sfruttamenti sproporzionati rispetto ai presunti loro diritti di cittadine). Nessuna donna può

dimenticare con quante difficoltà ed ostacoli può realizzare la propria dimensione femminile nella maternità.

Un’esperienza assolutamente squalificata già in sé dal ridicolo modello di “parità con l’uomo”…

⁃ Ma caro Napolitano: la denatalità non è un semplice fatto numerico è la prova lampante di un terrificante

scompenso sociale che si inscrive nella politica con cui occupate voracemente tutto il patrimonio umano e

finanziario…(redditi sproporzionati rastrellati per retribuire individui insignificanti) Avete incatenato la

popolazione femminile con visioni e norme economiche di carattere schiavista perché attraverso un corpo

strategicamente spinto nel nulla potete differire nel tempo gli equivoci della vostra visione della vita,

progettando il suo deterioramento.

⁃ Chiedo: avete mai prestato la medesima quotidiana euforia (cittadinanza ai neonati stranieri) per far

decadere la persecuzione accanita contro la maternità delle cittadine italiane? Contenuto della vita

femminile rimosso nei Progetti di Parità e denunciato dalle donne con il grido “se non ora quando? “.

⁃ Nei giorni scorsi, qualcuno del Governo Monti parlando su RAI News ha citato tra i problemi da

affrontare quello “dei giovani…delle donne…e degli immigrati” facendomi fare un balzo sulla sedia! Dunque

le donne e le loro vicende trovano posto tra gli immigrati? Sento ancora parlare di “questione femminile”

mentre siamo di fronte ad un “problema maschile”! Questi squilibri discorsivi dei nostri politici evidenziano

uno scompenso mentale che andrà ad innestarsi nei codici familiari soprattutto degli immigrati (già

fortemente compromessi da religioni e tradizioni) rafforzando fanatismi e ginofobia (che è una malattia

mentale anche se non è mai stata definita come tale).

⁃ Inoltre in futuro potremmo veder affidati posti chiave ad individui “meteore del Corano” (la maggior parte

degli immigrati è maomettana, ma anche i cattolici non son da meno in quanto a sessaggio) tanto che

saremo costrette ad affrontare ostilità tremende già manifeste in Italia da immigrati islamici e da animisti

nigeriani (i vuduu sulle giovani prostituite per i nostri concittadini) i quali verrebbero in futuro armati anche

dal voto e da un riconoscimento della loro “cultura”. Perché non assicurare alla famiglia del neonato il

requisito della residenza che rappresenta il presupposto giuridico per eventuali futuri riconoscimenti ma

che assicura anche la possibilità di una possibile revoca in caso di conflitto con i soggetti stessi.

⁃ Giorgio Napolitano e Fini si stanno muovendo senza consultarci. Due uomini cresciuti stretti dentro partiti

dal campo visivo brutale e sballato…. Due clamorosi moderni monumenti dell’antipadre (e non del

patriarcato come dichiarano donne impreparate) che oggi arbitrariamente preparano una frattura sociale

mettendo all’asta i presupposti politici introdotti da noi Femministe degli anni 70. Serve ancora ricordare

che il partito fascista e quello marxista si erano specializzati nell’imporre il silenzio a “compagne” e

“camerate” per poterle poi imprigionare nei propri progetti terroristici? Una eclatante affinità con l’ottusità

degli islamici…

⁃ Il mondo intero ed in particolare le donne non devono dimenticare che è grazie a Rivolta Femminile – il

movimento da me fondato nel febbraio 1969 – se molti uomini contemporanei si sono sottratti alla delittuosi

di quei partiti. I giovani uomini stanno sperimentando per la prima volta nella storia la coscienza della

paternità solo perché si sono lasciati permeare dalla ricchezza del’ Eterosessualità, una forma di

convivenza ancora sconosciuta al mondo intero. Anche da lei Presidente Napolitano, che trascina dietro di

sé sua Moglie come se fosse una valigia!

⁃ Elvira Banotti

N.B Testo elaborato durante il  periodo della brutta presidenza della repubblica e presidenza  della camera