IL MITO STUPRO ( il maschio lo considera un diritto)

22 Marzo 2019 0 Di Feliciano Banotti

IL MITO STUPRO

 

In passato gli uomini hanno enfatizzato lo stupro nelle religioni, nella codificazione giuridica e nella letteratura. Oggi inspiegabilmente essi si sono trasformati in “stupratori occulti”, perciò mantengono un silenzio assoluto su quel delitto, tanto che ci vengono a mancare risposte e quindi la possibilità di conoscere gli itinerari della mente maschile rispetto alle attese sessuali delle donne.   Un silenzio incomprensibile perchè quando si parla di stupro si parla dell’uomo, della sua cultura, si indica cioè un essere che orienta il proprio corpo nella ricerca di una donna da trattare come qualcosa di inanimato, su cui riversare distillati di accanimento e di astio. Poichè questa devianza ha infettato di tendenze assassine e di una distruttività smisurata anche le politiche sociali,   disordinando i significati umani e la rappresentazione politica dell’esistenza, bisogna indagare al di là delle due coordinate del sistema sostitutivo, cioè della prostituzione e della pornografia che si sono impadronite delle dinamiche della Sessualità e della Storia.

Gli uomini limitati per secoli dall’esperienza dello stupro (che è occupazione violenta del corpo e dello spazio altrui) vogliono convincerci oggi che il confine tra sesso, amore e violenza sia molto labile, quasi incerto. In tal modo essi cercano di plastificare le menti per impedire che la lettura dello stupro – aprendo finestre sull’identità corporea di tutti gli uomini – invada anche la scena politica disattivandone i secolari sistemi. Appare allora assolutamente inoppugnabile la tesi secondo cui quasi tutti gli uomini tendono ancor oggi ad esercitarsi nello stupro premeditato (prostituzione dell’altra) abbeverandosi nell’oceano tossico del dispotismo, tanto è vero che nell’organizzazione della vita collettiva e della socialità essi continuano a ruotare intorno ad un punto fisso: la sovrapposizione all’intera umanità. Un modello sadico con il quale si è attuata una sostituzione quasi totale del Femminile.

Se guardiamo al Corpo Sociale alterato da questa aspirazione che si manifesta ovunque, vedremo che ogni scambio tra i Sessi è sostituito da una simbologia fissa del sesso maschile che prevale sulla realtà comune, soffocandola. Si alimenta di conseguenza una precisa degenerazione che deforma il significato dell’umanità intera.   Il bisogno cioè di ridurre le donne a “metà” per adattarle arbitrariamente ad una “scena” collettiva fossilizzata, che conserva nel tempo la menomazione del lato sessuale maschile. Una tendenza che condiziona terribilmente tutti, tanto che tutte le teorizzazioni politiche continuano a trarre origine da una matrice sedimentata in secoli di fobie del Femminile; teorie che diventano scuole di violenza perchè proteggono una mentalità che ha sospeso l’ampiezza dell’esperienza umana, sostituendola con un’esistenza ordinata espressamente sul sistema di idee del violentatore..

Dunque la verità sullo stupro non può essere cercata in modo indiretto nè nei codici che l’hanno invece reso lecito nè nella letteratura che lo ha celebrato come immutabile; la verità su quell’abuso può essere ricercata solo riattraversando le leggi fisiologiche del corpo femminile.   Lo stupro è infatti il prodotto di un corpo che non percepisce l’altro corpo, di un uomo che non riconosce la donna e la rilevanza dei suoi processi.   Peraltro, lo stupro non è solo quell’aggressione   estorta con la forza fisica, perchè esso è stato anche imposto attraverso le regole del matrimonio, imposte arbitrariamente dagli uomini (e cioè il debito coniugale costruito ad imitazione del rapimento); ma esiste anche lo stupro ereditato simbolicamente dalle religioni monoteiste,   ed anche quello perseguito attraverso il denaro nella prostituzione.

La prostituzione è diventata oggi un fenomeno gravissimo perchè attraverso un violento atto invasivo, agito per via genitale, si fa transitare in un corpo privo di difese mentali adeguate tutto il contenuto ideologico delittuoso della Storia dello Stupro.   Quanti libri scritti sulle donne che venivano prostituite riempiono le biblioteche, e quante argomentazioni per giustificare la “falsa logica” dello sfruttamento di quei corpi. E’ infatti sintomatico che tutti gli autori si immettano nella materia navigando nel pregiudizio millenario secondo cui “la prostituzione sarebbe il mestiere più antico del mondo”; un assioma che conferma soprattutto che “il mestiere maschile più antico del mondo è appunto lo stupro”!   A conferma di ciò basta riferirsi a tutte le metafore filosofiche, ai miti dello stupro degli dei e di Dio.

Ma nella prostituzione gli uomini isolano volutamente la vittima (a sua volta già narcotizzata dal bisogno di denaro) e quindi indagano una persona già profondamente danneggiata dall’assetto sociale; e dall’altra tentano di attenuare la violenza del fenomeno mantenendo il più completo silenzio sull’aggressore, tutelato dal più assoluto anonimato.   Un modo per ignorare che lo scenario di riferimento della prostituzione è lo stupro!

PROSTITUTA PARI A SCHIAVA

Tuttavia, basterà ricordare che nel famoso Digesto di Giustiniano (553 D.C) si è dichiarato che “prostituta è colei che concede l’uso del proprio corpo a pagamento”, una definizione apertamente ereditata dallo schiavismo. Altrimenti come si potrebbe argomentare l’idea stessa di concedere l’uso del proprio corpo ad altri?   Il corpo è una priorità, un’entità che precede tutte le ideazioni, i processi e la norma.

E’ perciò illuminante il termine transitivo prostituire che deriva etimologicamente da avvilire, abbassare, tener fermo, immobilizzare, esporre a mal uso;   prostrare = stendere al suolo, gettare per terra, abbattere, fiaccare; mentre il riflessivo prostrarsi significa chiedere pietà.     I popoli romani – molto più autentici dei contemporanei – rilasciarono addirittura una apposita licenza (la licentia stupri) che faceva decadere per le donne i tre principi fondamentali dell’ordine giuridico: lo status libertatis, civitatis et familiae; veniva cioè sancito uno “stato di non appartenenza” di quelle donne alla collettività;   un escamotage che privava la donna di qualsiasi tutela e contemporaneamente esentava l’uomo dalla punibilità per qualsiasi aggressione attuata.

Purtroppo, ancor oggi nessuno vuole individuare il vero autore della violenza, dato che il campo d’osservazione è ancora tutto spostato sull’addescamento e sullo sfruttamento della prostituzione.   Chi invece sfrutta realmente il Corpo della persona assoggettata allo stupro attraverso il denaro è soltanto il Cliente.   Un uomo che dovrebbe invece essere arrestato e portato in un centro antiviolenza, perchè si tratta di un gangster che impone il suo corpo e la sua genitalità contro il significato di altri corpi, azionato da una psiche prepotente. Il cliente infatti è uno che trapassa e consuma l’altra persona; egli è conscio di imporre una menomazione.   Dice “io ti posso comprare e per quel tanto di tempo sei in mano mia ed io ti invado”.   Di fatto egli percepisce la paura dell’altra persona e si esercita proprio in tale stato d’animo e ne gode. Quanti racconti di stupri ci hanno chiarito che questo è il sapore che l’uomo ricerca in quell’aggressione.   Va notato che, anche se una persona si sottomette per ottenere denaro in cambio, il meccanismo è sempre lo stesso: ella sa di mettersi a disposizione di una violenza, sa di avere di fronte un uomo che prova piacere nel torturarla.

LO STUPRO E’ COLPA DELLA VITTIMA

Nel grande dibattito aperto da noi femministe su stupro e prostituzione, abbiamo messo in evidenza che la presunzione di colpa sull’accaduto veniva attribuita alla vittima.     Così ancor oggi l’uomo – dopo aver vissuto l’esperienza spietata di annullare una sconosciuta nella prostituzione – ritorna nelle propria casa, in famiglia con la coscienza di chi non ha commesso nessuna sopraffazione, nessun delitto.   Giorno dopo giorno invece egli scende i gradini verso un affinamento che diventa anche uno slittamento verso l’assassinio, come dimostrano i numerosi (ed apparentemente ingiustificabili) feroci donnicidi. Sono donne cosocienti che hanno cercato di sottrarsi alla ferocia di uomini-clienti,   cioè di persone che coltivano sintomi nevrotici, allucinatori, perchè associano il Sesso alla Crudeltà.

Di per sè il modello sociale stesso fondato su un orgasmo solitario dell’uomo, è il modello dello stupro   ne deriva che il prostitutore è colui che vive una falsa identità; è colui che neutralizza l’altrui soggettività, forza l’assenza dei processi emotivi e percettivi dell’altra   persona ed attraverso il denaro la trasforma in un corpo-inerte: un vero e proprio assassinio.   Una interruzione dei processi fisici che si sintetizza in una situazione difensiva da stress cui si viene sottoposti: la vittima pensa “non ti vedo e non ti sento purchè te ne vada via subito”.

Allora, che cosa si assicura l’uomo nella prostituzione? Un “piacere a pagamento” dicono! Un piacere? Ma se le prime pornè erano schiave, prigioniere di guerra, donne oltraggiate perchè considerate nemiche. Donne comperate, riunite nelle case           affittate ad un carceriere o mercante di esseri umani. La prostituzione nasce quindi come progetto offensivo di guerra, come esercizio della sopraffazione e dell’oltraggio; e con il variare delle ideologie di supporto alla storia androcentrica, l’impianto della prostituzione femminile verrà posta a fondamento di quelle dittature. Stuprare ed indennizzare (eufemismo) rappresentano lo specchio di quella frattura segnata dalla desessualizzione maschile, di quel raptus organizzato di violenza che ha portato l’uomo a considerare la donna un “male inevitabile”.

E’ evidente dunque che nella prostituzione non discutiamo affatto di rapporti sessuali, perchè chi paga cancella l’identità di un corpo per imprimergliene un’altra, al contrario di quanto avviene nell’esperienza sessuale, nella quale l’uno non può prescindere dall’importanza dell’altra.   Nella vicenda della prostituzione, la persona che espone la propria “sottomissione sociale” è già stata ridotta, depotenziata da svalutazioni culturali o motivata dal bisogno di denaro; il Cliente è quindi colui che schiaccia l’altra, determinando coscientemente un abuso gigantesco, che porta la vittima alla mutilazione dei significati personali, e quindi alla scissione psichica. Che ha come effetto di acccelerare la desertificazione delle emozioni del violentatore, inibendone la sessualità.

Questo stato di cose ci fa comprende anche il perchè i pensatori maschi non hanno mai preso in considerazione le manomissioni cui erano sottoposte le persone destinate a subire quella prepotenza. La violazione della persona è invece talmente eclatante che non occorre smascherarla oggi richiamandosi all’incompatibilità di essa con gli artt. 3 e 4 della Costituzione. La legittimazione della prostituzione è talmente grave, inaccettabile perchè rende abituale lo stupro ed il parassitismo psicologico, che allevano uomini impotenti e socialmente alterati, per i quali anche qualunque altra violenza diventa possibile.

PROSTITUZIONE MALATTIA MORTALE

La prostituzione è una malattia mortale, è il muro di Berlino che separa gli uomini dalle donne ed insegna a generazioni di maschi come disprezzare e schiacciare il mondo femminile.      Questa operazione viene attuata attraverso un tipo di contatto altamente intrusivo del corpo femminile; al contrario invece l’accoppiamento è   fisiologicamente fondato sul riconoscimento e sull’abbandono fiducioso da cui non può prescindere.   Nella prostituzione l’avvicinamento dei corpi si sposta verso la barbarie, e quindi la soluzione proposta da cui chiede di chiudere un violentatore ed una vittima in una casa-chiusa, non sposta soltanto la violenza da uno spazio ad un altro, piuttosto serve ad amplificare e conservare la realtà dell’abuso.   Una tale legittimazione apre la collettività ad uno sfacelo i cui danni sono stati già sperimentati.   La chiusura delle donne nei lager dello stupro è stata foriera di molte aberrazioni culturali, dagli assolutismi feroci al nichilismo, dal nazismo alle guerre mondiali.

Non si tratta quindi di rilevare soltanto una sopraffazione ma di mettere a fuoco un immenso processo concertato di “assenza” del Femminile che dà appunto origine ad uno sbilanciamento dell’esperienza maschile. Fissiamo dunque la nostra attenzione su questo individuo alterato che si oppone così drasticamente alla donna, distruggendo l’esperienza delle emozioni, della sessualità e di un piacere corrisposto. Con il Cristianesimo l’unilateralismo maschile venne sublimato al punto in cui la sopraffazione della donna fu motivata in termini trascendenti: si arrivò persino ad affermare paradossalmente che l’uomo non derivava dalla donna ma la donna dall’uomo. Un’alterazione dell’ordine stesso della Nascita e del mondo.

Si pensi semplicemente allo sterminio come streghe, mediante il quale sono state mandate al rogo milioni di donne fino alla metà del I8OO; massacro che religiosamente un Magistrato cattolico della Sassonia rivendicava per sè avendo mandato al rogo 15mila donne nel corso della sua carriera. La prostituzione è quindi una delle tante forme di persecuzione cfatte subire alle donne.

Oggi siamo di fronte a reazioni maschili molto violente, siamo precipitate in un momento di riaffermazione dell’unilateralità. Da una parte si erige il Monoteismo in tutta la sua voracità, dall’altra si forza l’identificazione delle donne attraverso i modelli di parità, e dall’altra avanza imperiosa una richiesta di prostituzione estesa a donne e bambine/i.   Corrono in parallelo uccisioni scioccanti (con 4O-8O coltellate) di giovani donne che non intendono subire imposizioni individuali, opponendosi anche alla esaltazione della “Prostituta” sfornata quotidianamente dai Media, che ricompongono l’identità della donna stuprabile!   Progetto marcato da una doppia violenza: da un lato la saggistica giornalistica celebra le donne come Carla Corso che si abbandonano alla prostituzione per dare soluzione ai problemi socio-economici e dall’altro lato settimanali e quotidiani pubblicano con dovizia di particolari i delitti di cui sono vittime tali persone. Senza che ciò crei nessun allarma sociale; anzi la narrazione doviziosa dei delitti agisce come un bagno quotidiano di sangue che rappresenta per le donne una forma spettacolare di intimidazione.

Ho raccolto pagine e pagine sugli assassinii, sugli sfregi perpetrati contro le prostitute. Negli anni scorsi alcuni racket milanesi avevano addirittura fatto ricorso al “tatuaggio” forzato di trenta prostitute liguri; mentre ricordo che Concutelli fece rinchiudere in una stanza quaranta donne facendole frustrare a sangue per sottometterle alla mafia dello stupro. La regola delle frustate è addirittura celebrata nella recente pubblicistica turistica di Genova (nella quale viene narrata questa aberrazione come diletto invitante per gli uomini).   Quindi, invece che riconoscersi causa di un delitto, gli uomini tendono a rassicurare se stessi sull’immutabilità futura del progetto stupratorio.

Da secoli la prostituzione rappresenta il territorio sommerso dello stupro selvaggio (si pensi che una donna subisce il maltrattamento di 5O … 100 uomini quotidiani), uno spazio protetto nel quale si occultano religiosi, politici, militari e maniaci varii; un ambito nel quale si consumano le peggiori forme devastanti di brutalità. Il cliente coltiva una cultura del sadismo e del pregiudizio che dilaga socialmente, danneggiando profondamente le relazioni.   La prostituzione struttura quindi innesti allucinatori, demolitori della persona, che provengono dalla pratica millenaria della schiavitù; educa quindi ad una forma di “prevenzione emotiva” contro le donne, una barriera che costruisce un uomo che non solo prescinde dalle donne, ma che deve soprattutto danneggiarle;   un agire che costruisce un essere riduttivo, autistico e criminale.

La prostituzione è quindi una squalifica completa ed organizzata del mondo femminile, è il radicamento di una sostituzione e quindi la coltivazione di una mostruosa cattività. maschile Bisogna mantenere una critica molto ferma sulla prostituzione perchè in quella esperienza gli uomini si mettono a nudo per quel che sono realmente; in quel comportamento essi ci confermano che per loro la donna non vale nulla e che intendono violentarla, umiliarla.   In tal modo apprendono e rispecchiano una cultura dell’avversione che li abitua a non avere rapporti reali con il mondo femminile, e li allontana definitivamente dall’esperienza della sessualità, divulgando quel comportamento congestionato dal bisogno di prevalere sugli altri che gli uomini importano ovunque, in casa e nella società,   cioè in tutte le relazioni.

E’ proprio dalla prostituzione che l’uomo eredita una incapacità a percepire e conoscere la donna, perchè non ne accetta nè i significati nè le manifestazioni.   L’aumento delle violenze all’interno della famiglia rappresenta oggi il livellamento delle attitudini nelle quali gli uomini vengono addestrati nella prostituzione. Nel vietare l’esistenza delle case-chiuse (veri lager dello stupro) Lina Merlin aveva voluto infatti impedire che gli uomini continuassero a concretizzare l’idea che una donna potesse essere messa a disposizione di chiunque per essere torturata; la Merlin voleva cioè impedire che l’uomo potesse esercitare prevaricazioni aberranti.

L’architettura e l’urbanistica moderna continuano invece a progettare la segregazione delle donne nelle case senza prevedere per loro spazi di espressione in comune con altri.   Ed è questa tendenza politica ad isolare le donne, addossando loro tutti i problemi della sopravvivenza, a preparare anche lo sbriciolamento dell’io. L’assenza di spazi pubblici impedisce anche qualunque rivelazione, qualunque elaborazione e qualsiasi scelta: localizzazione che rende leggibile la forma antisessuale di questa organizzazione sociale,   che isola le donne quasi come “persone indesiderate”.

Non dovete infatti dimenticare che oggi gli arresti domiciliari sono considerati una condanna: quanti secoli di punizione hanno scontato e scontano tuttora le donne?   Astrarsi dalla donna concreta fa parte della dimensione statica del miraggio falloide che ha delle ricadute pericolose non solo sui singoli individui, ma sulll’intera collettività, perchè radica l’idea che la donna sia sfruttabile: un delitto che impedisce lo sviluppo di una sessualità vissuta.

ESTETICA DELLA PROSTITUZIONE

E’ ormai visibile che l’estetica della prostituzione, o meglio che   l’ideologia pornografica dell’esistenza imbalsama tutti i rapporti, il desiderio, il tempo, i ruoli, il presunto piacere, i significati in generale. Lo stupro è quindi una realtà onnipresente nel pensiero, una rappresentazione sostitutiva della sessualità che inquadra forme di fobia a varii livelli, passando da quello simbolico ai modelli-tipo di una maschilità assolutizzata ed insopportabile. L’erezione del pene dovrebbe infatti comportare alcuni significati che gli uomini hanno spazzato via per arrivare a vivere una elevazione pavloviana, svuotata delle sue premesse.   Nello stupro l’uomo ci fornisce anche le sue lastre mentali, cioè il quadro di un’esasperazione appresa, la volontà di non prestare nessuna attenzione ad altro se non a quella di imporre una penetrazione forzosa contro la donna, un ossessione che cancella il significato della seduzione e soprattutto quello della comunicazione.

Scissione del corpo e della coscienza che conferma una lettura parziale del sè, da cui deriva una alterata visione sia del corpo femminile che maschile.   Il piano dell’immaginario che alimenta i fantasmi degli uomini si concreta nella riduzione di sè e della donna al nulla; e nella pratica si conferma che l’uno non esiste per l’altro, o meglio che l’altro non esiste. Prende valore soltanto attraverso l’abuso che l’uomo può realizzare, appropriandosi di un’altra persona con quattro soldi. La prostituzione è la forma sociale che gli uomini hanno dato allo stupro!   Le donne che sono state “prostituite” ci hanno confermato con precisione il significato di quella tragica esperienza che non rappresenta soltanto un oltraggio personale dichiarato, ma è la forma dichiarata di un   “conflitto” che gli uomini hanno messo in atto e mettono scopertamente contro la fisicità di tutte le donne. Il significato lesivo della parola “puttana” (insulto cui ricorre l’uomo con una tempestività sospetta) ratifica di fatto la negazione della sessualità e dell’identità di tutte le donne.

La conquista della Sessualità è una partita ancora tutta da giocare che noi Femministe teniamo aperta.

ELVIRA BANOTTI